È noto che almeno 1.220 donne, uomini e bambini hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale nel 2022, contando più di 20.000 morti nel Mediterraneo centrale dal 2014. Allo stesso tempo, nel 2022, più di 20.700 richiedenti asilo, rifugiati e migranti sono stati salvati o intercettati dalle autorità libiche. Nel frattempo, le navi delle ONG continuano a riempire il vuoto lasciato dagli Stati nel Mediterraneo centrale. 

Quanto sta accadendo nel Mediterraneo è il risultato delle politiche dell’UE in materia di migrazione, a partire dall’accordo UE-Turchia del 2015 e dal memorandum d’intesa tra Italia e Libia firmato nel 2017, quando anche le autorità italiane hanno iniziato a prendere misure, tra cui il sequestro di navi e l’avvio di indagini penali e amministrative per affrontare le azioni delle navi delle ONG che si ritiene vadano oltre le loro attività di salvataggio in mare.

Si tratta di un nuovo capitolo di una lunga campagna di criminalizzazione della solidarietà e di violazione dei diritti umani delle persone in movimento portata avanti dal governo italiano. 

Come dimostrato dalla raccolta e dall’analisi dei dati ufficiali, non vi è alcuna relazione tra la presenza di navi ONG e le nuove partenze. (Le ONG di soccorso in mare: un fattore di attrazione della migrazione irregolare?) 

Nonostante le influenze governative e le modifiche ai decreti, il ruolo delle ONG ha continuato a rimanere inferiore al 15% del totale degli sbarchi: secondo le fonti ufficiali, quasi 9 migranti su 10 raggiungono le coste italiane senza l’aiuto delle imbarcazioni delle ONG.  

Questa campagna contro le operazioni SAR condotte dalle ONG e dalle imbarcazioni della società civile non è solo una questione italiana, ma è sostenuta anche da altri Paesi del Mediterraneo: Grecia, Malta e Cipro, che hanno recentemente rilasciato una dichiarazione comune sulla controversia relativa a un accordo per l’assistenza congiunta dei richiedenti asilo in Europa.

Recentemente le tensioni tra Italia e Francia sono aumentate anche a causa delle nuove misure per la gestione delle operazioni SAR approvate dal governo italiano. 

Fornire assistenza alle persone in difficoltà in mare (ricerca e soccorso – SAR) è un dovere di tutti gli Stati e dei comandanti di navi secondo il diritto internazionale. Le disposizioni fondamentali in materia di SAR in mare sono contenute nella Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS) del 1974, nella Convenzione internazionale sulla ricerca e il salvataggio in mare (Convenzione SAR) del 1979 e nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 1982. 

Le regole sulle operazioni di salvataggio in mare sono stabilite dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, un trattato internazionale che prevede all’articolo 98 l'”obbligo di prestare assistenza” a “chiunque si trovi in mare in pericolo”. L’Italia è tra i Paesi che hanno aderito a questo trattato e ha firmato la Convenzione di Dublino che prevede che il Paese di primo ingresso nell’Unione Europea sia quello responsabile dell’esame della domanda di asilo presentata dal migrante. 

In particolare, il 4 novembre, il Ministero dell’Interno italiano, insieme al Ministero della Difesa, ha emanato un decreto legge che richiede ai medici del Ministero dell’Interno di effettuare smembramenti selettivi in base alla vulnerabilità medica. 

Il processo di sbarco selettivo, basato sulle condizioni mediche dei sopravvissuti, e il ritardo nello sbarco effettuato dalle autorità italiane sono disumani, inaccettabili e illegali.  

Secondo il diritto marittimo internazionale, i sopravvissuti soccorsi in mare devono essere sbarcati in un luogo sicuro entro un tempo ragionevole. Gli strumenti giuridici e le linee guida pertinenti non condizionano lo sbarco in un luogo di sicurezza all’esistenza di condizioni mediche o di altre ragioni. 

Oltre a essere contrario a tutte le norme internazionali (vedi sotto), questo decreto pone la pratica medica al centro di una scelta politica contraria all’etica medica.

Come associazione medica, Medici del Mondo non può rimanere in silenzio e condanna la strumentalizzazione dei medici e della pratica medica.

Dall’insediamento dell’ultimo governo italiano, è ripresa la campagna di criminalizzazione nei confronti delle operazioni di ricerca e soccorso condotte dalla flotta civile nel Mar Mediterraneo. Queste dinamiche erano già note durante il governo Salvini, quando tra il 2016 e il 2019 sono stati aperti procedimenti giudiziari, principalmente contro le ONG che operano in mare. 

Il Governo italiano, attraverso il Ministero dell’Interno, il Ministero dei Trasporti e della Mobilità sostenibile e il Ministero della Difesa, sta nuovamente portando avanti attività di criminalizzazione e di contrasto alle operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo che alcune organizzazioni umanitarie conducono per sopperire alla mancanza delle istituzioni. 

Il Decreto del 4 novembre 2022 dei suddetti Ministeri vieta a una delle navi in questione di “sostare nelle acque territoriali italiane” “oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso e assistenza a persone in condizioni di emergenza e precarie condizioni di salute“. 

Il comportamento del governo è inoltre contrario ai principi sanciti dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, al principio di non respingimento (articolo 33). 

Il tentativo illegittimo di sbarcare solo alcuni dei naufraghi e di respingere indistintamente tutti gli altri fuori dalle acque territoriali nazionali è, oggettivamente, una forma di respingimento collettivo, vietata dall’art. 4 del Protocollo 4 della CEDU. 4, Protocollo 4 della CEDU; attività per la quale l’Italia è già stata condannata in passato. 

Come Medici del Mondo denunciamo un altro aspetto allarmante che riteniamo inaccettabile dal punto di vista etico deontologico. Secondo il decreto legge citato, la selezione dei naufraghi si basa su uno screening sanitario che deve essere effettuato dai medici dell’Unità di sanità marittima, aerea e di frontiera. Ciò significa che è richiesto ai medici di selezionare le persone che “meritano” di sbarcare. Pertanto: 

  • Chiediamo al Governo italiano e al Ministero della Salute in particolare di ritirare il Decreto Interministeriale del 4 novembre 2022, nel rispetto del divieto di respingimento collettivo.

Chiediamo agli Stati membri dell’UE: 

  • Che tutti gli Stati costieri rispettino gli obblighi previsti dalle convenzioni internazionali, cooperando per il successo delle operazioni di salvataggio e per la rapida individuazione di un porto di sbarco sicuro per i naufraghi.
  • Che venga istituito un meccanismo prevedibile di sbarco dei sopravvissuti che assicuri la tempestività e lo sbarco in un luogo sicuro, dove sia garantita la sicurezza della vita dei sopravvissuti e possano essere soddisfatti i loro bisogni umani fondamentali. 
  • Di sviluppare una missione pubblica europea di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, la rotta migratoria più letale al mondo. 

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